Dalle bobine professionali alla rivoluzione del Compact Disc
L'evoluzione del nastro magnetico, la nascita della Compact Cassette e l'avvento del digitale con lo standard Redbook.
Il Nastro Professionale e il Multitraccia
La lezione approfondisce i vantaggi del nastro magnetico in ambito professionale: durata, qualità, conservazione del master e, soprattutto, l'editabilità (taglia e cuci) [1, 2]. Vengono citati i marchi d'eccellenza come Studer (professionale) e la sua linea consumer Revox, con standard di velocità che andavano dai 76 cm/s dei primi anni ai canonici 38 e 19 cm/s [3].
La Rivoluzione della Compact Cassette e del Walkman
Nel 1964 (o 1967 a seconda dei mercati), Philips introduce la Compact Cassette, un supporto che rivoluziona la portabilità grazie a un sistema di bobine racchiuse in un guscio di plastica [4, 5]. Nonostante la bassa velocità (4,75 cm/s) e la qualità iniziale ridotta, il supporto si evolve con materiali come il cromo e il metal [6]. Nel 1980, l'invenzione del Walkman Sony trasforma definitivamente la musica in un'esperienza individuale e portatile [7].
L'Avvento del Digitale e il Compact Disc
Negli anni '70 inizia la registrazione digitale su nastro (PCM), spesso utilizzando tecnologie derivate dai videoregistratori con testine rotanti [8, 9]. La vera svolta avviene nel 1983 con il lancio europeo del Compact Disc, frutto di un consorzio tra Sony (per la parte elettronica) e Philips (per il supporto hardware) [10-12].
Lo Standard "Redbook"
Le specifiche del CD vengono codificate nel celebre Redbook: profondità di 16 bit, campionamento a 44.100 Hz e un diametro di 12 cm [11]. La durata di 74 minuti fu stabilita per permettere la riproduzione completa della Nona Sinfonia di Beethoven in un unico disco, su suggerimento di Herbert von Karajan [13].
