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Episodio 01/01

01 Quando la musica era un'arte usa e getta

Un’analisi della musica come specchio della società: dalla precarietà delle tradizioni orali antiche alla nascita della notazione come strumento di potere e memoria.


La musica come specchio sociale: dal passato alla Trap

La storia della musica non è un semplice racconto isolato, ma un riflesso diretto dell'uomo e della società in cui si sviluppa [1]. Il docente sottolinea come anche la musica di consumo odierna, come la Trap o l'Indie, sebbene possa sembrare effimera, sarà studiata tra centinaia di anni come lo specchio fedele del nostro tempo, esattamente come noi facciamo con i repertori antichi [2]. In questo senso, la musica è sempre stata un'arte legata al contesto sociologico e geografico di appartenenza [1], [2].

L'era dell'oralità e la perdita del documento

Per millenni, la musica è stata un'arte "usa e getta" a causa dell'assenza di sistemi di scrittura; tutto ciò che non era considerato solenne o sacro veniva trasmesso oralmente e, di conseguenza, è andato quasi interamente perduto [3]. I supporti come la pergamena (carta pecora) erano estremamente costosi e venivano riservati solo a contenuti di altissimo valore, rendendo impensabile la trascrizione di "canzoncine" o musica popolare [3], [4]. Ricostruire oggi la musica antica è dunque un'operazione complessa basata su frammenti e ipotesi, poiché le prime fonti di scrittura musicale stabili risalgono solo al 600 d.C. [3].

Funzionalità vs. Bellezza: la musica antica

Nelle civiltà antiche, come quella egizia o babilonese, la musica non nasceva con l'intento di perseguire il "bello", concetto che verrà introdotto solo successivamente dai Greci [5], [6]. Essa aveva funzioni prettamente pratiche e sociali: musica da guerra per coordinare le truppe, musica religiosa per i riti e musica conviviale per i banchetti dei ceti più abbienti [7], [5]. In queste società, il musicista non era ancora una figura professionale delegata all'esecuzione, ma la musica serviva a creare comunità e identità di gruppo [8], [9].

La rivoluzione del segno e la fine dell'effimero

Il passaggio cruciale da un'arte puramente temporanea a una documentabile avviene con la necessità di uniformare i culti, specialmente durante la riforma carolingia [10], [11]. La scrittura neumatica prima, e quella guidoniana poi, nascono dall'esigenza di fissare le melodie per renderle memorizzabili e trasmissibili in tutto l'impero [11], [12]. Questo sforzo di "inscatolare" il suono in segni grafici (neumi e poi il tetragramma) ha trasformato la musica da un evento puramente estemporaneo a un linguaggio strutturato e duraturo [13], [14].