Torna a Storia della musica 1
Episodio 04/15

04 Come nacque la scrittura musicale

Dall’astrazione dei neumi in campo aperto alla precisione del rigo musicale: la rivoluzione di Guido d’Arezzo e la nascita del sistema di notazione occidentale.


La necessità del segno: dai Neumi alla memoria

In conseguenza della riforma carolingia, divenne indispensabile fissare i canti su carta pergamena per renderli memorizzabili e trasmissibili in tutto l'Impero [1, 2]. Le prime forme di scrittura, successive a quella alfabetica greca, furono i neumi: segni grafici posti sopra le sillabe del testo che indicavano l'andamento melodico ma non l'altezza precisa dei suoni [3, 4]. Questa notazione, definita adiastematica o "in campo aperto", si basava su un legame indissolubile tra la parola, la sillaba e l'espressione sonora [3, 5].

L'invenzione del Rigo e la precisione dell'intervallo

Con l'aumentare della complessità delle melodie, la scrittura neumatica divenne insufficiente, portando alla necessità di una notazione diastematica capace di individuare l'intervallo esatto [6, 7]. Il merito di questa rivoluzione viene attribuito a Guido d'Arezzo, monaco benedettino vissuto intorno all'anno 1000, che perfezionò il rigo monolineare esistente creando il tetragramma (quattro linee e spazi) [8, 9]. Questo sistema permetteva di leggere la musica in modo univoco e condiviso, eliminando ogni ambiguità interpretativa [1, 10].

Ut queant laxis: il nome delle note e l'esacordo

Guido d'Arezzo rivoluzionò anche la didattica musicale assegnando un nome alle note (ut, re, mi, fa, sol, la) basandosi sulle sillabe iniziali dell'Inno a San Giovanni [11]. Attraverso l'osservazione dei suoni, identificò tre tipi di esacordi (naturale, molle e duro) che permettevano ai cantori di muoversi liberamente tra diverse scale modali [12, 13]. Per facilitare il passaggio tra questi esacordi, Guido introdusse la solmizzazione, un sistema di memorizzazione supportato dal celebre schema della Mano Guidoniana [13, 14].

Verso l'Ars Nova: la conquista del Tempo

Mentre il rigo risolveva il problema dell'altezza dei suoni, rimaneva aperta la questione della durata. Sarà solo nel XIII secolo, con trattatisti come Francone da Colonia, che si inizieranno a definire graficamente i valori ritmici delle note (longa, brevis, semibrevis) basandosi sul principio filosofico della ternarietà [15, 16]. Questo passaggio dalla notazione quadrata a quella mensurale segnerà il confine tra l'Ars Antiqua e l'Ars Nova, portando la musica verso una totale indipendenza ritmica e formale [15, 17].

04 Come nacque la scrittura musicale - Storia della musica 1 - Emanuele Michetti