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Episodio 05/15

05 La nascita dell'armonia e delle note

Dall’espansione orizzontale dei tropi ai primi esperimenti di diafonia e alla rivoluzione didattica di Guido d’Arezzo.


L'espansione del canto: Tropi e Sequenze

La scrittura neumatica permise una fioritura immensa del repertorio, favorendo lo sviluppo di forme di amplificazione orizzontale come i tropi e le sequenze [1, 2]. La "tropatura" consisteva nell'inserire testi poetici all'interno dei lunghi melismi (farcitura), come nel caso del Kyrie, per facilitare la memorizzazione delle melodie [3, 4]. Le sequenze erano invece testi in rima che anticipavano l'Alleluia nelle feste solenni, fornendo una sorta di riassunto narrativo del Vangelo [5, 6].

Dalla monodia alla diafonia: Organum e Discantus

Intorno all'anno 1000, la musica iniziò a esplorare la dimensione verticale attraverso la diafonia [7, 8]. Le prime forme includevano il bordone (una nota fissa tenuta su un vocalizzo) e l'organum parallelum, dove una vox organis seguiva la melodia principale a distanza di quarta o quinta giusta [9, 10]. Un'evoluzione cruciale fu il discantus, una tecnica improvvisativa "nota contro nota" (punctum contra punctum) che introduceva il moto contrario, garantendo maggiore indipendenza alle voci pur rispettando le consonanze perfette [11-13].

Guido d'Arezzo: il rigo e il nome delle note

Il monaco benedettino Guido d'Arezzo risolse il problema dell'incertezza dell'altezza dei suoni inventando il tetragramma, un sistema di quattro linee e spazi che consentiva una lettura univoca degli intervalli [14, 15]. Per facilitare l'apprendimento, Guido assegnò alle note i nomi ut, re, mi, fa, sol, la, traendoli dalle sillabe iniziali dell'Inno a San Giovanni (Ut queant laxis), osservando che ogni emistichio iniziava su un grado ascendente della scala [16, 17].

Il sistema degli esacordi e la solmizzazione

Guido teorizzò il sistema dell'esacordo, individuando tre tipologie: naturale (da Do), molle (da Fa, con il Si bemolle) e duro (da Sol, con il Si naturale) [18, 19]. Per passare da un esacordo all'altro, i cantori utilizzavano la solmizzazione, un procedimento supportato dalla Mano Guidoniana, un promemoria mnemonico basato sulle giunture delle dita che permetteva di visualizzare la struttura della scala e le posizioni dei semitoni [19, 20].